mercoledì 7 agosto 2013

Crespi d'Adda, un interessante microcosmo

Durante il mese di agosto evito accuratamente mete turistiche e spiagge affollate, preferisco stare a casa e ne approfitto per fare gite brevi e visitare luoghi poco distanti.

Qualche giorno fa ad esempio sono andata a Crespi d'Adda, il villaggio operaio Patrimonio dell'Umanità Unesco, in provincia di Bergamo.
Lo conoscete?
Si tratta di una città costruita dal nulla dalla famiglia Crespi, tra fine '800 e inizi '900, per ospitare i lavoratori della sua fabbrica, fornendo loro una casa con orto e giardino ma anche istruzione per i figli, assistenza medica e luoghi di svago. Una sorta di villaggio feudale-industriale con un padrone-filantropo, ma anche un'anticipazione di quelle tutele che lo Stato avrebbe fornito solo anni più tardi. 

Il villaggio, visto dall'alto, si presenta a pianta regolare, con una serie di case tutte uguali e tutte ordinatamente allineate lungo le tre vie che lo attraversano.
Sono le case degli operai, ognuna delle quali ospitava due famiglie e che sono ancora oggi abitate.
  

Ci sono due abitazioni però che si distinguono nettamente dalle altre per posizione e per stile e sono la casa del parroco e la casa del dottore, che sembrano vigilare dall'alto sull'intero villaggio.
Si trovano infatti in un luogo più elevato rispetto al paese che è comunque raggiungibile tramite una scaletta che scende lungo il giardino


Le case degli operai sono di struttura semplice ma esteticamente gradevole e soprattutto sono circondate da ampi spazi verdi che a quell'epoca dovevano essere coltivati in parte ad orto.



Alla fine del quartiere operaio sorgono le case per gli impiegati, sempre di forma quadrata, con un accenno di decori in maiolica sotto il tetto ma soprattutto con la presenza di piccoli balconi, particolare di cui le case operaie sono totalmente sprovviste




Ancora oltre ci sono le abitazioni per i dirigenti della fabbrica: l'architettura più elaborata in stile Liberty  evidenzia il differente status sociale degli abitanti.


Queste case sono state le ultime costruzioni del villaggio, edificate tra il 1921 e il 1924 e sono ancora in perfette condizioni, grazie anche alla 'pietra' impiegata per rivestire le pareti esterne, il ceppo dell'Adda.


Le ville, tutte diverse tra loro, hanno due piani e ospitavano una sola famiglia.
I giardini sono molto più grandi e spesso un boschetto ne nasconde la vista ai passanti


L'abitazione padronale non poteva che essere un castello simil-medievale che sorge distaccato dalle abitazioni del villaggio a lato della fabbrica ed era usato dalla famiglia Crespi come residenza estiva.


Edificato in cotto rosso, il castello è circondato da un parco ed è racchiuso da mura. Anche l'austero cancello non lascia intravvedere nulla e l'unica decorazione che compare è il simbolo di Crespi d'Adda


ripetuto anche nei rosoni in cotto che decorano la facciata dei magazzini che costeggiano la via principale del paese.



La fabbrica era un cotonificio con filatura, tessitura e tintoria oltre ad una piccola centrale idroelettrica per azionare i macchinari.


La vita sociale del villaggio si svolgeva attorno alla chiesa, riproduzione fedele di una chiesa di Busto Arsizio, città da cui proveniva la famiglia Crespi


Altro edificio importante per la vita del villaggio era la scuola, riservata ai figli dei dipendenti della fabbrica che provvedeva a pagare e dare alloggio agli insegnanti e forniva agli alunni tutto l'occorrente, dai libri, ai grembiuli, alle penne oltre alla mensa.
Il programma scolastico era curato dalla stessa famiglia Crespi che si preoccupava di assicurare, oltre ad una istruzione di base fino alla terza elementare, anche nozioni di merceologia e di lavorazione del cotone.
Insomma il padrone poneva le basi per i suoi futuri operai!


Al termine della giornata lavorativa, gli operai potevano riunirsi nel Dopolavoro, un edificio adibito a luogo d'incontro e attrezzato per attività ricreative, culturali, sportive e assistenziali.
Nel villaggio, a disposizione degli abitanti, c'era pure una piscina termale coperta, anche questa ad uso gratuito, con acqua calda, docce e spogliatoi.

Le massaie facevano acquisti alla Cooperativa di Consumo e un lavatoio coperto, vicino alle case operaie, permetteva di lavare i panni senza dover andare fino al fiume.
Questo lavatoio, di proprietà di un privato, si trova oggi in condizioni davvero disastrose.


La strada principale che costeggia la fabbrica si allunga fuori dal villaggio e termina nel cimitero.
Anche per i morti si ripete la gerarchia dei vivi, con l'imponente mausoleo piramidale della famiglia Crespi che abbraccia e domina le piccole pietre tombali degli operai e dei loro familiari.


In Italia esistevano altri villaggi operai come questo ma Crespi d'Adda è l'unico rimasto a tutt'oggi intatto grazie ad una sorta di isolamento geografico.
Il villaggio si trova infatti in un triangolo compreso tra la confluenza di due fiumi, l'Adda e il Brembo, ed è rimasto perciò escluso dall'espansione urbanistica della zona.
Niente è stato demolito o modificato.

Ovviamente la storia del villaggio, dei suoi fondatori e dei suoi abitanti e molto più vasta di quel poco che vi ho raccontato.
Se volete approfondire l'argomento potete visitare il sito ufficiale di Crespi d'Adda    

Il prossimo post sarà dedicato ancora al villaggio ma visto con gli occhi di una...giardiniera!

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