lunedì 17 giugno 2013

Il gelso, testimonianza di un recente passato

In Brianza è facile trovare alberi di gelso nelle campagne e nei luoghi incolti: a volte sono piante solitarie, a volte sono allineate in filari.
Il gelso, che in dialetto brianzolo è chiamato murùn, qui non è una pianta spontanea ma da secoli è stato introdotto e coltivato, dapprima come albero da frutto e in seguito impiegato per la bachicoltura.


Fino ai primi decenni del 1900 qua attorno c'erano addirittura piccoli boschi di gelso perchè la bachicoltura era molto diffusa. Numerose erano infatti le famiglie che si dedicavano all'allevamento dei bachi da seta (Bombyx mori) i cui bozzoli venivano poi inviati a Como per la lavorazione della seta.
E la bachicoltura per molte famiglie brianzole è stata una grande risorsa economica in tempi di ristrettezze!
Il lavoro però era molto impegnativo anche se limitato a pochi mesi dell'anno.
I voracissimi bachi si nutrivano esclusivamente con le foglie del gelso e l'intera famiglia, bambini compresi, era occupata ad alimentarli anche 6 volte al giorno, nell'ultimo stadio larvale.
Proprio per rendere omaggio ai gelsi e all'importanza che hanno avuto in passato nel sostentamento di molte famiglie, qualche anno fa alcuni paesi della Brianza li hanno piantati nelle vie cittadine.


Esistono due specie di questa pianta, il gelso nero e il gelso bianco.
Il gelso nero (Morus nigra) è un albero di dimensioni inferiori a quello bianco e ha foglie scure e ruvide che, per questo motivo, non sono amate dai bachi.
Le more del gelso quando sono mature cadono dalla pianta con il picciolo attaccato. In realtà sono delle infruttescenze il cui nome corretto è sorosio mentre nel dialetto brianzolo sono chiamate mucui.
Le more del gelso nero hanno un sapore dolce-acidulo e sono utilizzate nell'industria alimentare.
 

Il gelso bianco (Morus alba) è una pianta più esuberante e le sue more sono più piccole e dolciastre.


Erano proprio le foglie del gelso bianco, lucide e lisce, a essere utilizzate per alimentare i bachi da seta.
Le foglie però non dovevano essere secche e nemmeno appassite ma solamente fresche, non troppo vecchie e soprattutto non bagnate...insomma non era facile accontentare gli esigenti bachi!

Il gelso è una pianta rustica e longeva ma è soggetta a malattie, dovute ad agenti patogeni animali e vegetali, provocate in genere da eccessiva umidità.
Proprio le interminabili piogge di quest'anno hanno fatto ammalare i gelsi che crescono qua intorno.
Le due foto seguenti mostrano i danni causati da uno dei parassiti più comuni, la fersa del gelso. 



Le piante che ho fotografato si trovano di fronte a casa mia e la fersa le ha gravemente danneggiate, provocando anche una notevole defogliazione.
Oggi questi gelsi hanno una funzione puramente decorativa ma se la fersa si fosse manifestata al tempo della bachicoltura sarebbe stato davvero un grosso problema.
Le foglie malate infatti non si sarebbero potute utilizzare per l'alimentazione dei bachi.


Questi gelsi sono stati prontamente trattati e infatti le nuove foglie non presentano al momento i sintomi della malattia fungina che comunque potrebbe ripresentarsi ancora nei prossimi mesi, in presenza di un clima caldo-umido.

Di certo quest'anno non potrò godere del consueto spettacolo del foliage autunnale, con i rami dei gelsi carichi di foglie che dal verde sfumano in color giallo-oro... 




1 commento:

  1. in friuli il gelso è comune per gli stessi motivi della Brianza, la bachicultura familiare di inizio 900. Adesso ornano i campi e sono caratteristici del panorama collinare. In questo momento sto in sardegna e il mio vicino contadino ne coltiva uno che è enorme. non credevo che sopportasse il caldo, ivece si.

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